Tears

Il manicomio di St. Maryanne nel vederlo James già iniziava ad avere conati
“Dez, la ho pulita questa settimana, perfavore!” lo ammonì Ross
“Che posso farci, da fuori sembrerà una reggia, ma dentro è più marcio delle fogne e chi ci lavora dentro non è altro che merda aggiunta allo schifo di questo posto”


“Poetico” rispose trattenendo il disgusto per quella scena “Entriamo, parliamo col direttore, cerchiamo una via di comunicazione sicura e lo staniamo”
“Il piano sembra ottimo, vedremo se il direttore accetta”
“Deve, ne va anche della sua immagine, un paziente tenuto calmo da farmaci pesanti, scappa sotto il loro naso ed uccide vari dipendenti, non è la migliore delle pubblicità”
“Vero anche questo, ma, niente donazioni, meno supporto per noi”
“Vedi sempre il quadro negativo? Tirati su cadavere!”
Arrivati al cancello, una guardia armata controllò i distintivi e con un cenno aprì il portone blindato dove altre quattro guardie seguite da due agenti, tutti armati, li scortarono verso il parcheggio a lato dell’entrata principale.
“Il direttore vi aspetta nel suo studio, per ragioni di sicurezza, vi scorteremo per tutto il tempo” disse una guardia
“È così grave?” chiese Ross, ma nessuno rispose. Si limitarono a guardasi fra di loro e fecero cenno di seguirli.
Ogni passo per James era faticoso, conosceva quasi tutti i volti dei medici e nessuno era mai stato gentile o garbato, iniziò a stringere a sè il suo distintivo alla cintura per esorcizzare quei ricordi
“Dez, tutto bene?” sussurrò Ross
“Nulla” rispose scuotendo il capo.
L’ufficio del direttore era al primo piano, protetto dagli agenti e dal resto dei dipendenti e guardie. Salirono usando le scale restando incollati al muro circondati dagli agenti di scorta, arrivati al piano videro tutte le precauzioni a difesa del direttore
“Tutti a proteggerlo?”
“Non solo, siamo tutti qui per evitare ulteriori perdite, lui è ovunque!” rispose un’agente
“Ci sono stati feriti?”
“Non feriti, agente Ross, vittime! Ha ucciso tre agenti e quattro dipendenti, ma di questo meglio ne parliate con il direttore ed il tenente Diaz”
“Va bene, grazie” rispose Dez guardando la porta del direttore, prese un respiro e seguito da Ross entrarono nell’ufficio.
“Agenti Frank Ross e James Dez, dell’unità di prevenzione e cattura”
“Salve agenti, tenente Franco Diaz, ho la responsabilità ed il comando su questo caso” si presentò
“Con tutto il rispetto, agenti, qui comando io” sibilò il direttore dietro la sua scrivania quale con sguardo schifato, osservava i tre poliziotti
“Ovviamente, signor Callaghan?”
“Esatto! Ma non le deve interessare il nome! Ciò che le deve importare è il problema ed esigo venga risolto in maniera veloce e silenziosa!”
“Certamente, ma dovremmo farle prima delle domande inerenti al fuggitivo”
“Cosa volete sapere di quel rifiuto?”
“Tutto”
Il direttore fissò Ross, poi si girò verso Dez, rimasto ancora in silenzio
“Numero 226, età sconosciuta, come il suo passato, maschio, saranno dodici anni che lo abbiamo ed è sempre stato sotto antipsicotici e morfina, se vuole saperne di più, chieda a quella cosa vicino a lei, condividevano la stanza”
Dez si pietrificò e rimase a guardare verso il basso
“Con tutto il rispetto, io ed il mio collega siamo stati inviati perchè i migliori in questo campo, le chiedo quindi di mostrare…”
“Lei non si permetta, agente!” urlò il direttore alzandosi pesantemente dalla sedia per poi continuare “In questo posto cosa crede che ci sia? Persone?! Non mi faccia ridere! Qui trova la feccia, esseri incapaci di vivere perchè troppo deboli e senza spina dorsale! L’unico modo in cui posso chiamarlo è 303 il suo numero!”
James ebbe un sussulto, Frank si mise avanti a lui e fissando il direttore rispose
“In questo momento siamo la sua unica salvezza, il fuggitivo, 226, ha già fatto delle vittime e questo non passerà inosservato alla stampa se lo ricordi! Quindi o ci lascia lavorare o possiamo anche andarcene!”
L’atmosfera era tesa, il direttore fissava con occhi di fuoco i due agenti.
“Agenti, venite con me, ho il resto delle informazioni” disse il tenente scortandoli fuori dall’ufficio “Grazie direttore, ora ci pendiamo noi” concluse
“Se quelli sono i migliori, ho seri dubbi” Rispose serpico.
Usciti dall’ufficio il tenente li portò verso un tavolo dove vi era un computer portatile collegato alle telecamere di sicurezza, alcune delle quali non funzionanti
“Agenti, prima di iniziare, devo sapere se quello che ha detto il direttore è vero e se ci possono essere complicazioni riguardo il caso, penso vi abbiano già ribadito l’importanza di questo incarico”
“Lo capiamo tenente, quanto detto dal direttore è vero, l’agente Dez è stato un paziente di questo istituto, ma garantisco io per lui”
“Capisco, sappia che non mi ha fatto una buona impressione fino ad ora” ribadì con sguardo diffidente verso James
“Non mi interessa la sua opinione, qui dobbiamo trovare una persona che fino a qualche ora è sempre stata tenuta sotto farmaci ed adesso è a piede libero” rispose Dez “perciò, ci serviranno più dettagli possibile” aggiunse
“Va bene, Agente Dez. Da quanto sappiamo, ha finto un malessere come pretesto per avere le mani libere, così facendo, ha ucciso i tre inservienti a mani nude ma non ha toccato nessuno dei pazienti, quando ci hanno chiamati, da quell’evento hanno provato ad occuparsene loro, lì ne ha uccisi altri due e distrutto tutte le telecamere tranne queste e nel parcheggio.”
“E le altre vittime?”
“Abbiamo cercato di stabilire un perimetro sicuro utilizzando le telecamere ancora funzionanti mandando alcune pattuglie formate da tre uomini verso le zone sicure per braccarlo, una squadra lo ha trovato ma non è andata bene. qui abbiamo il video di sicurezza che ha registrato l’accaduto” avviò una registrazione tramite il portatile.
I tre agenti erano molto vicini tra loro, tenevano puntati i fucili in più direzioni, finchè qualcosa fuori schermo li mise in guardia, il centrale fece segno di avvicinarsi, subito uscì una figura esile, scalza con capelli grigio argento barcollare verso di loro
“Ryo” sussurrò James
“Non si è nemmeno cambiato, ha ancora la camicia di forza addosso con il suo numero” aggiunse Ross.
Velocemente i tre gli fecero alzare le mani e portarle dietro la testa, cosa che fece, fino a quando il primo agente non si trovò abbastanza vicino a lui. Veloce tirò fuori dalla manica un bisturi con il quale tagliò di netto la giugolare del primo pliziotto per poi rubargli la pistola dalla fondina e sparare agli altri due agenti in piena fronte, finito con loro, guardò verso la telecamera sorridente per poi puntarle la pistola e fare fuoco.
“Bene. Merda!” esclamò Ross per poi rivolgersi al tenente “Da quanto visto si direbbe un’ex militare o peggio, non ha problemi ad uccidere e sembra ne tragga piacere”
“Non ne sono sicuro, Ryo è sempre stato una persona calma, anche se sotto medicinali, ha sempre mostrato predisposizione alla quiete e poi, guarda bene il video, ci ha lasciato un messaggio” Disse Dez tornando al momento dello sparo alla telecamera “Guarda bene i suoi occhi, sono rossi!”
“Vuol dire qualcosa?”
“Ancora non lo posso sapere, ma Ryo li ha sempre avuti azzurri, potrebbe essere stato una controindicazione di qualche medicinale”
“Questo però non giustifica tale destrezza, serve lucidità mentale per fare una cosa del genere e ci ha dimostrato di averne” ribattè Ross per poi rivolgersi al tenente “Cosa ci può dire di questo posto?”
“Si tratta di una struttura eretta nel 2000, presenta cinque piani ed un sotterraneo, l’unica via di entrata ed uscita è la principale tramite il parcheggio”
“Come mai non avete proceduto ad una evacuazione di emergenza?”
“Ci abbiamo provato, ma il direttore si è rifiutato ed il personale ha troppa paura”
“Che mi dice dei pazienti?”
“Loro sono al sicuro nelle stanze, ma l’effetto dei farmaci presto finirà e non possiamo permetterci altri problemi”
“Quindi vorrebbe mandare qualcuno a rifornirli di medicine?”
“L’idea è questa”
“Abbiamo già visto con quale velocità e crudeltà elimina tutto quello che vede come ostacolo, ora che è armato un’azione come questa è paragonabile al suicidio!”
“Cos’altro possiamo fare agente? Questo è un manicomio per criminali, se tornassero tutti lucidi, saremmo in guai seri!”
“Se sono nelle loro stanze chiuse, non dovremmo avere problemi, la priorità è quella di far allontanare il direttore e gli inservienti!”
“Sono venticinque anni che questo posto non viene rimodernato, da quando è stato costruito non vi hanno più messo mano, gli standard di allora non prevedevano quattro pazienti per stanza, sia le porte che le finestre possono essere rotte con la giusta dose di forza”
“Cosa fantastica!” una voce fredda e graffiante prese di sorpresa tutti.
“226!” gridò spaventato un inserviente, fu subito raggiunto da un proiettile in piena fronte
“Il mio nome, il. Mio. NOME!” urlò furioso, per poi calmarsi “Ma tu guarda chi mi è venuto a trovare, 303!” tutti gli agenti, inclusi Dez e Ross puntarono le proprie armi verso la figura in penombra
“Non ti ricordi di me?” continuò Ryo “Non ti ricordi. Di. ME!? Eh, James!”
“Tu non sei Ryo, non puoi esserlo!” rispose James “Avvicinati e dimostrami che sei tu” disse. Ryo fece un passo avanti, la camicia di forza aperta sporca di sangue, piedi nudi e gli occhi rossi fecero presenza davanti al contingente armato, eppure sorrideva
“Cosa c’è da sorridere?” chiese Dez
“Presto loro moriranno, non sei contento? Non vuoi aiutarmi? C’e ne sono molti ancora” rispose “Posso lasciare il direttore a te” sussurrò
“Uccidete quel bastardo!” Ordinò il tenente, tutti fecero fuoco, eccetto James che per un’attimo rimase sconvolto da quelle parole.
Bastò qualche secondo di pausa agli agenti per capire che, in qualche maniera, nessuno aveva colpito il fuggitivo e sopratutto, di lui non vi era più traccia.
“Come cazzo è possibile? Lo avevamo avanti a noi!”
“A quanto pare no” rispose Ross
“Ci ha giocati” disse Dez indicando una polvere luccicante proprio di fronte a loro
“Polvere di vetro, abbiamo sparato ad uno specchio?” Gridò il tenente
“Ha programmato questo intervento, voleva farci distogliere l’attenzione. Ma da cosa?”
“Dez” interruppe Ross “Voltati”
Assieme a lui, tutti quanti si voltarono verso l’ufficio del direttore, sulla finestra vi era un messaggio scritto con un pennarello:
“A presto”

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